“La piccola libreria di New York” di Miranda Dickinson – Recensione

book by:
Miranda Dickinson

Reviewed by:
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3
On Settembre 4, 2016
Last modified:Settembre 4, 2016

Summary:

«C'è una grande città là fuori, che aspetta solo noi. E abbiamo perso fin troppo tempo intrappolati da qualcun altro» Jake e Bea hanno appena posto fine alle loro rispettive storie d'amore, e dopo aver cercato di andare avanti, decidono di fare un patto: non si innamoreranno mai più e non avranno mai più una relazione. Ma chi siamo noi per decidere quando il nostro cuore è pronto a ricominciare?

Ciao care amiche lettrici,
immagino che l’ansia incombente che il mese di settembre trascina con sé avrà inevitabilmente bussato alle porte di tutte voi. Che strano che è questo mese… un addio a ciò che di bello c’è stato, e un benvenuto a ciò che di bello verrà. La fine dell’estate è un duro colpo per tutti, del resto, per quanto si possa proclamare amore eterno al ventilatore, quel sole rovente e quell’aria appiccicosa fanno pur sempre parte di un appagante pacchetto che include anche sole, mare, divertimento, grandi serate, rilassanti vacanze, scoperte di luoghi nuovi e magici, e tutto ciò che questo splendido periodo dell’anno porta con sé. E settembre, senza alcuna accortezza, con una semplice folata di vento porta via tutto quanto, ricordandoci che ben presto saremo di nuovo catapultate nella solita vita di sempre. Che tristezza la routine… Eppure, questo mese, non è solo la fine di qualcosa. È anche l’inizio di un’altra. Si apre un nuovo anno di progetti, promesse, impegni, aspettative. E quindi, care ragazze, non mi resta che augurarvi un buon rientro alla vostra vita di tutti i giorni con un romanzo che, esattamente come la città in cui è ambientato, riuscirà a rapirvi completamente!

TITOLO: La piccola libreria di New York
AUTRICE: Miranda Dickinson
CASA EDITRICE: Newton Compton
GENERE: contemporary romance
PREZZO: eBook 4,99
TRAMA: Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione. Basta uomini, basta cuori infranti, basta dolore. Il suo lavoro le piace e i libri l’hanno sempre salvata, l’importante sarà riuscire a stare lontana dall’altro sesso. Jake Steinmann, uno psichiatra che viveva a San Francisco, è pronto a ricominciare, dopo la fine del suo matrimonio. D’ora in poi ci sarà un unico amore nella sua vita: New York. Bea e Jake si conoscono a una festa in cui sono gli unici single, e quando parlano si trovano d’accordo su una cosa: nessuno di loro due vuole avere alcun genere di relazione sentimentale. Ma la città ha altri piani per loro…

La piccola libreria di New York è il nuovo e attesissimo romanzo di Miranda Dickinson, e come tutti i suoi romanzi, ha scalato immediatamente le vette del New York Times, vendendo ben 200.000 copie, ed è stato tradotto in tutto il mondo. Insomma, il romanzo di cui ho il piacere di parlarvi oggi è un autentico gioiellino, che forse io non ho saputo apprezzare completamente, ma che di certo non si può dire mi abbia delusa. Forse avevo delle aspettative più alte che non sono state soddisfatte al massimo, ma la nostra Miranda sa il fatto suo, e credetemi, con questo stile soave che si ritrova non potrà fare a meno di tenervi attaccate alle pagine del suo romanzo, accecate dalla curiosità implacabile che avrete di scoprire al più presto l’evoluzione della storia… che all’inizio, devo dirlo, è un po’ lenta. Ma procediamo per gradi…

I protagonisti di questa storia sono Bea James e Jake Steinmann, due anime affini troppo impegnate a scappare dall’amore per accorgersi del loro. Peraltro, non hanno mica tutti i torti.
Jake, il nostro protagonista maschile, ha appena ricevuto la richiesta di divorzio da parte di sua moglie Jennifer, la donna che ama da sempre, con cui ha condiviso ben dieci anni della sua vita. Bea, d’altro canto, ha appena avuto il coraggio di troncare una relazione di cinque anni con Otis, uomo affascinante e ammaliante, ma che non faceva di lei la sua priorità. Troppe volte la nostra Bea è stata costretta ad aspettare inutilmente ore e ore il suo arrivo senza alcun risultato, troppe volte ha dovuto fare i conti con l’umiliazione di aver ricevuto ancora una volta buca ad un appuntamento o ad una cena di famiglia. Ma fin quanto si è disposti a perdonare per amore? Per quanto tempo si cerca di mandare avanti un rapporto nella speranza che la persona accanto possa cambiare, migliorare e comprendere dove sbaglia? Per quanto tempo si può rimanere incatenati in una relazione unilaterale, solo perchè la gente si aspetta che tu lo faccia? Bea non ci sta più, e con il coraggio che poche donne riescono ad avere, decide di porre fine ad una estenuante relazione in cui ad impegnarsi era solo lei.

Jake, dopo aver lasciato San Francisco, la sua vecchia casa, sua moglie e il suo studio psichiatrico, ritorna dopo tanti anni nella sua New York, in un appartamento vuoto e freddo, in cui gli fa paura l’idea di un domani.
Bea, che invece si occupa della sua libreria Hudson River Book a Brooklyn insieme al suo migliore amico Russ, comprende che per troppo tempo ha cercato di curare un aspetto insoddisfacente della sua vita, ovvero la sfera sentimentale, dimenticando troppo spesso quanto tutto il resto andasse bene: la sua attività, il suo amore viscerale per i libri che sapeva sempre confortarla, le sue amicizie, la sua famiglia, e il suo lavoro che coincideva con una passione, privilegio che poche persone possono avere. E d’altronde, quasi sempre era il suo lavoro a salvarla:

Bea fece un respiro profondo. Il rassicurante profumo della carta, dell’inchiostro e della cera per i mobili le riempì i polmoni. Per lei era l’odore più bello del mondo, l’aroma allettante di una libreria. Per tutta la vita aveva amato i libri. […] In definitiva, lavorare in libreria voleva dire trovare sempre nuovi amici da portare a casa.

Dopo aver compreso quanto possa essere poco liberatorio e terapeutico disperarsi per una storia finita, Bea e Jake giungono alla conclusione che non per forza nella vita bisogna essere concentrati su qualcuno per poterla vivere a pieno. Molto spesso, è anche importante e ugualmente appagante concentrarsi su qualcosa, piuttosto che su qualcuno. Ed è proprio questo ciò che faranno: incanaleranno le loro energie in un progetto per distrarsi, per sentirsi vivi, attivi e utili. Approfitteranno entrambi di due occasioni diverse per riprendere in mano le redini della loro vita: Bea decide di occuparsi dell’organizzazione della presentazione del primo libro di sua cognata Celia presso la sua libreria, mentre Jake decide di organizzare la festa di fidanzamento di suo fratello Ed e di sua cognata Rosie. E sarà proprio in quest’occasione speciale, che pullula di amore, bazzicata da coppie smielate, che i nostri due protagonisti si incontreranno. Circondati da cuori, fiori e amore, non possono fare a meno di sentirsi fuori posto… del resto, sono anche gli unici due single della festa. Jake, per ingannare il tempo e tenere a bada i pensieri, decide di distrarsi improvvisandosi barman, del resto eseguire funzioni meccaniche come riempire e servire bicchieri pare essere un buon espediente per non pensare ad un matrimonio che sta per iniziare, mentre il suo è drammaticamente finito. Bea, invece, sconfortata e affranta alla vista di tutte quelle coppie stabili, decide di affogare i dolori nell’alcool. E quando un paio di occhi blu serviranno un paio di occhi dello stesso colore del mare d’inverno, senza che nessuno possa davvero accorgersene, due vite si stanno intrecciando per cambiare per sempre.

Non mancheranno delle chiacchiere tra di loro, chiacchiere che li porteranno a comprendere di non essere gli unici e i soli in tutta New York a non voler avere una relazione. Perchè il punto è proprio questo: loro non vogliono rivivere l’esperienza traumatica della fine di una storia. Proprio non vogliono amare più nessuno… tranne New York, la città che li ospita e che fa da sfondo a questa indimenticabile storia.
Bea trova conforto in quella città in cui ha visto esaudirsi parte dei suoi sogni…

Mi sbagliavo su questa festa, pensò Bea. Un’amica qui ce l’ho. Sorrise guardando il panorama mozzafiato. Ciao NYC. Sono così contenta di vederti…

E Jake trova forza in quella città che ha lasciato, ma segretamente rimpianto…

Per quanto amasse San Francisco, la sua città di adozione, Jake aveva sempre nutrito un segreto rimpianto per New York. La frase preferita di suo padre era corretta: gli Steinmann erano nati con il cuore a forma di grande mela.

Pur non conoscendosi, Jake e Bea, dopo aver discusso di quanto liberatorio possa essere non avere più accanto una persona di cui tener conto, stringono un patto: non si innamoreranno mai più. Le ultime parole famose…

Quello di Bea e Jake è un incontro rincuorante, che sa di promesse e aspettative, carico di speranza. Un incontro, però, che non è destinato a fare di più. Jake e Bea, dopo quell’incontro e quei discorsi profondi che sono stati capaci di lasciare un’impronta indelebile nei loro cuori, tornano alla loro vita pieni di buoni propositi, ma nessuno tra questi include l’amore. Proprio per niente. Testarda e cocciuta, Bea vuole dedicarsi esclusivamente al suo lavoro, ai libri, e alla bella New York.

 «Promettimi, cara Bea, che non smetterai mai di credere nell’amore, va bene? Perché senza amore», e indicò il suo appartamento fermo nel tempo come fosse un oscuro presagio, «che cosa ci rimane davvero?». 

Non si può dire diversamente di Jake, preso com’è dall’apertura e dalla gestione del suo nuovo studio psichiatrico. Entrambi, però, non negano alle persone di cui più si fidano di non aver dimenticato il loro incontro, l’inizio della loro nuova vita, la spinta vigorosa per lasciarsi il passato alle spalle e proiettarsi verso il futuro. Saranno proprio i novelli sposi Ed – fratello di lui – e Rosie – amica di lei – ad organizzare un incontro di certo poco fortuito. La giovane coppia tenderà loro una sorta di imboscata in cui saranno costretti a rincontrarsi e a rimettere tutto in discussione. A provarci ancora. Una cena. Una semplice cena, dice Rosie, che non deve essere vista come una condanna, ma come un’opportunità da cogliere al volo.

La domanda a questo punto sorge spontanea… Saranno in grado i nostri protagonisti di cogliere l’opportunità servitagli su un vassoio d’argento? O continueranno a scappare chiudendosi nella loro fragile ma impenetrabile bolla costituita da libri, psicoanalisi e grattacieli newyorkesi? Questo spetta a voi scoprirlo!

Inizialmente vi ho accennato di quanto il romanzo non mi abbia del tutto convinta. C’è qualcosa nella narrazione che non è riuscita a prendermi del tutto. Molto ad hoc ho trovato la doppia narrazione con due POV, sia quello di lei che quello di lui, e splendido è stato ritrovarmi in ogni angolino di New York, di cui ogni capitolo ne porta il nome. Un quartiere, una piazza, una strada… Questo romanzo è un inno alla Grande Mela, e per chi come me ha sempre subìto il fascino di questa grandiosa metropoli, non potrà che rimanerne entusiasta.
Ad ogni modo, trovo lo stile della Dickinson impeccabile, ma ciò che non mi ha permesso di sentirmi parte integrante della storia, probabilmente, è stato il ritmo lento della narrazione. Bisogna aspettare tanto prima che i due protagonisti si incontrino, e ancora di più prima che si ritrovino. E no, a me piace essere catapultata nelle storie forti, passionali, incandescenti, cariche di colpi di scena. Sarà che venivo già da una lettura piuttosto lineare e regolare, avevo bisogna di sentire qualche scossa, qualche brivido, qualcosa. Ma così non è stato. Se c’è una cosa che non voglio assolutamente sia presente in un libro è il piattume, come lo chiamo io. Tuttavia, stiamo pur sempre parlando di un romanzo rosa, ma che si discosta molto dai tornado vorticosi dei YA o NA. Non simpatizzo molto per questi romanzi che seguono i ritmi di una classica commedia americana.
I protagonisti sono maturi, seri, e fin troppo matura e seria ho trovato anche la storia, ovviamente a rapporto con la mia età e con la mia personalità, per cui questo è un giudizio meramente personale e soggettivo, che non intacca assolutamente l’opinione di base: è un bel romanzo, scritto molto bene, con delle introspezioni psicologiche davvero interessanti. Inoltre tocca anche argomenti piuttosto vicini, in un modo o nell’altro, a tutti noi, quali la fine di una storia, la paura di amare, il divorzio, il coraggio di troncare una relazione, e il coraggio di iniziarla.
Lo consiglio vivamente a chi ha voglia di leggere una bella storia d’amore che non sia il classico tira e molla adolescenziale (che a me fa impazzire, lo ammetto!).

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Spero di non avervi annoiato con questa mia recensione chilometrica.
Vi abbraccio,
Alessia D.

«C'è una grande città là fuori, che aspetta solo noi. E abbiamo perso fin troppo tempo intrappolati da qualcun altro» Jake e Bea hanno appena posto fine alle loro rispettive storie d'amore, e dopo aver cercato di andare avanti, decidono di fare un patto: non si innamoreranno mai più e non avranno mai più una relazione. Ma chi siamo noi per decidere quando il nostro cuore è pronto a ricominciare?

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