“The boy band: li amavo da morire” di Goldy Moldavsky – Recensione

Book by :
Goldy Moldavsky

Reviewed by:
Rating:
2
On Ottobre 1, 2016
Last modified:Ottobre 1, 2016

Summary:

Un romanzo definito come un'esilarante commedia nera sulle fandom più accanite, una finestra che permette di affacciarsi sul mondo dell'adolescenza, quella fatta di idoli, di manie, di fanatismi e di amori impossibili. Un romanzo semplicemente spiazzante come lo sono stati i quindici anni di tutti noi.

Ciao a tutte care amiche lettrici, eccoci di nuovo qui con una nuova recensione. Quest’oggi oggetto indiscusso del mio articolo del sabato sarà il particolare romanzo Young Adult di cui ho il piacere  rammarico di parlarvi in anteprima: The boy band: li amavo da morire di Goldy Moldavsky, che potrete acquistare dal prossimo 4 ottobre. Una pubblicazione De Agostini che sinceramente mi ha un po’ spiazzata, dal momento che solitamente ha un grande fiuto per i successi, ma a quanto pare questa volta ha voluto sperimentare un romanzo che, con tutta probabilità, si è rivelato un fiasco tremendo. O almeno, questo è il mio pensiero, che tra poco ho tutta l’intenzione di ampliarvi.

TITOLO: The boy band: li amavo da morire
AUTRICE: Goldy Moldavsky
GENERE: Young Adult
CASA EDITRICE: De Agostini
PREZZO: eBook 6,99€
TRAMA: Hadley ha quindici anni e una vera ossessione per i Ruperts, la boy band del momento. Ecco perché, insieme alle sue tre amiche del cuore, affitta una stanza nello stesso hotel di New York in cui alloggerà il gruppo. Spera di poter incontrare i suoi idoli. Le cose però prendono una piega del tutto inaspettata quando una
delle ragazze incrocia per caso Rupert P., il membro meno amato della band, ma pur sempre il suo preferito. Incapace di contenere l’entusiasmo, gli si getta al collo con tanto slancio che finisce per tramortirlo.
In un attimo, il poveretto si ritrova nella camera delle fan, legato e imbavagliato. Il suo telefonino sequestrato e tutti i suoi segreti nelle mani avide delle quattro amiche. Hadley però si sente in colpa ed è pronta a tutto per liberarlo. Anche a rischiare il carcere o, peggio ancora, a litigare con le amiche. Per chiarirsi le idee lascia la stanza per pochi minuti, pochi minuti soltanto. Ma al suo rientro il cantante è morto.
Tutte e tre le amiche si dichiarano innocenti, eppure… Hadley sa che non può più fidarsi di nessuno. Così, in una lunga notte piena di colpi di scena, dovrà prendere la decisione più difficile della sua vita: tradire le amiche e confessare tutto, oppure tradire il grande amore – i Ruperts – e farla franca.

Ma, francamente, con quale presunzione speravo di poter leggere di qualcosa che potesse appassionarmi dopo aver letto due romanzi TOP nelle ultime due settimane? Per chi si fosse persa i miei ultimi due articoli, vi invito caldamente a recuperarli, perchè si sono rivelate essere due letture a dir poco fantasmagoriche, elettrizzanti, emozionanti e così coinvolgenti che, ahimè, mi terranno compagnia per così tanto tempo da impedirmi di godere in maniera totalizzante di un altro romanzo. Perchè, e voi lo sapete, è questo che accade quando un romanzo ci travolge con la forza di un uragano: ci impedisce di essere davvero lucide nel momento in cui ci capita tra le mani un romanzo mediocre. E forse sarà stato sbagliato il tempismo, ma questo romanzo per me è stato davvero un flop. E non solo perchè è capitato dopo due chicche imperdibili come quelle di cui ho avuto il piacere e l’onore di leggere ultimamente, ma perchè si allontana drammaticamente, tragicamente e drasticamente da ciò che cerco in un libro.

The boy band: li amavo da morire. Questo romanzo mi ha fatto storcere il naso già solo dal titolo: Dio, quanto detesto questi titoli che vogliono far leva sulle quindicenni in piena tempesta ormonale che identificano nel componente di una band l’amore della loro vita. Li trovo scorretti, come se marciassero sull’ingenuità di qualsiasi ragazzina innamorata di un ragazzo di cui conosce solo il suono della voce e il livello massimo di addominali scolpiti. Questa non si chiama strategia di marketing. Questo lo chiamerei più terrorismo psicologico.
Solitamente non mi soffermo sui titoli e sulle copertine perchè fondamentalmente sono più che consapevole di quanto fuorvianti e ingannevoli possano essere. Per non parlare del fatto che molte case editrici scelgono titoli e copertine che non hanno nulla a che fare con il contenuto di un romanzo, e trovo che questo atteggiamento pecchi molto di professionalità: ho letto capolavori nascosti da una copertina terrificante e un titolo privo di senso, e obbrobri camuffati da copertine stupende e titoli accattivanti, per cui quando osservo un libro mi fiondo direttamente sulla sinossi senza concentrarmi troppo sull’involucro. E, ragazze mie, questa volta la sinossi mi ha sferrato il fatale colpo di grazia.

La prima cosa che ho fatto quando ho letto la trama di questo romanzo, è stato inviare un messaggio ad Ilaria dicendole: guarda, non promette nulla di buono, ma mettiamola così: mi divertirò un mondo a scrivere la recensione.
E invece sono esattamente le quattro del mattino e sto lottando contro le palpebre pesanti, le dita tremanti e la coltre di nubi del sonno che mi offusca la mente, per il semplice fatto che sto cercando da due ore di mettere insieme qualcosa su questo romanzo e questo è il massimo che sono riuscita a dire.
Sono sempre stata della convinzione che un libro deve far parlare, nel bene o nel male. In entrambi i casi ci lascia qualcosa, positivo o negativo che possa essere. E invece questa volta mi ritrovo con il vuoto cosmico tra le mani, perchè è questo ciò che la giovanissima Moldavsky mi ha trasmesso: niente.
Non è riuscita a trasmettermi nemmeno una misera emozione: un sorriso, una lacrima, una risata. Non mi ha fatto provare nulla: rabbia, tristezza, rammarico, ilarità. Niente di tutto questo. Solo pura e semplice noia.

Ammetto onestamente di essere partita non prevenuta, di più, e sono certa che se avete letto la sinossi, non potrete biasimarmi. Ma come diamine salta in mente ad un’autrice di scrivere di un gruppo di quindicenni che rapisce il componente di una band, lo lega e imbavaglia con dei collant, e in più se lo ritrova morto stecchito?
Di certo non si può dire che l’autrice in questione pecchi di fantasia o originalità.
Inizialmente l’idea di un romanzo dedicato agli inquietanti e terribili retroscena di un fandom di adolescenti mi è parsa una trovata geniale, perfettamente in sintonia con i tempi di oggi. Un romanzo in cui qualsiasi adolescente avrebbe potuto trovare comprensione, consiglio e conforto, e così mi è sembrato dalle prime righe:

La gente mi ha dato della pazza. È comprensibile: le vere fan hanno sempre una pessima reputazione. Dicono che siamo strane, isteriche, fissate, da manicomio. Ma la gente non capisce. 

In maniera chiara, diretta e semplice, l’autrice comunica sin da subito alle ragazzine che idolatrano una band, un cantante o un attore, che non devono sentirsi beffate dai commenti delle persone che hanno attorno, perchè gli adulti molto spesso dimenticano di quando sbavavano dietro John Travolta o Richard Gere, o di quando cercavano di mettere da parte i loro risparmi per un concerto degli 883.
La Moldavsky le fa sentire immediatamente a loro agio, e ho trovato questo primo approccio davvero funzionale, cortese e invitante. Mi sono ricreduta tre parole dopo. Dopo una premessa piuttosto convincente, sono stata catapultata in una dimensione irreale, insana, disturbata. Ancora una volta ho bisogno di dirlo, sarò ripetitiva, lo so, ma proprio non riesco a capire perchè a causa di queste pubblicazioni rivoltanti, il genere rosa debba sempre rimetterci. La lettura, soprattutto quella indirizzata ad un pubblico di lettori giovani, deve essere sì leggera e spigliata, fluida e scorrevole, coinvolgente ed emozionante, ma un pizzico di educazione e buon senso non deve assolutamente mancare! Se si vogliono toccare determinate tematiche (come il sesso, la droga, o in questo caso il fanatismo) lo si può e lo si deve fare, ma con consapevolezza e intelligenza: bisogna improntare e impostare le questioni in modo da farle apparire sbagliate, non normali! Certi argomenti si possono toccare, ma solo se si è capaci di farlo. La Moldavsky, non me ne vogliate, ma per me non lo è stata.

Vi faccio un esempio pratico: Hadley, la protagonista, non prova alcun interesse nei confronti del povero cantante rapito perchè tra tutti i componenti della band è quello più brutto. Primo errore alla prima pagina: hai appena detto che una fangirl non è matta. Non lo è se del cantante ama non solo la fisicità, ma soprattutto il talento. Ma se la fangirl di cui tu parli considera un fallito (testuale) il componente della band solo perchè non è bello come gli altri, allora tesoro mio, lascia che ti illumini: la tua fangirl non è solo matta e superficiale, ma è proprio stronza!

 Non capita tutti i giorni di ritrovarsi a tu per tu con un membro della boy band più famosa della Storia. Aspettate. Fatemelo ridire in maniera corretta. Non capita tutti i giorni di trovarsi a tu per tu con il più grande fallito della boy band più famosa della Storia, bendato e legato alla poltrona di un hotel. So quello che state pensando: che cosa l’ha reso un tale fallito? Ma ci arriveremo. […] Se io avessi potuto scegliere quale Rupert rapire, di sicuro non avrei preso lui. Rupert P. era l’elemento che ogni boy band che si rispetti deve avere: il Brutto. 

Diciamo che questa quindicenne sociopatica acquista punti quando sembra rinsavire e tenta di convincere a liberare in tutti i modi il povero cantante, che però la sua amica Apple ha tutta l’intenzione di voler prima violentare. Vi prego, non lasciatemi commentare oltre perchè scivolerei negli abissi della volgarità, mi conosco. Ma, fondamentalmente, Apple ha solo l’urgente bisogno di realizzare un sogno erotico, quindi nulla di cui scandalizzarsi, per così dire. Del resto nel gruppo abbiamo anche Erin, che invece, non vuole semplicemente far sesso con uno dei membri della band. Oh, no. Lei ha altri piani. Lei vuole sterminarli. Dopo aver fatto prima sesso con uno di loro dietro le quinte. Solo che adesso vuole vendicarsi perchè Rupert P (mi pare si chiamasse così) ha mandato delle sue foto nuda agli altri componenti della band, quindi la povera fanciulla indifesa dopo essersi fatta trovare nuda nel camerino di questo tizio senza che lui lo sapesse, senza che lui la conoscesse, si sente così umiliata da voler vendicarsi a tutti i costi. Vuole estirpare le Boy Band del mondo perchè sono uno dei peggiori mali della società. Quindi il male è un cantante che accetta di buon grado di intrattenersi con una fan, non la fan che si fa trovare nuda di soppiatto nel suo camerino dopo improbabili ore di stalking. Bene, molto bene.

… … …. … …

MA DI COSA STIAMO PARLANDO?

Ora, facciamo un po’ di chiarezza. L’estremismo di questa commedia è stata portata consapevolmente all’estremo dall’autrice per renderla cruda, disturbata, ma al contempo esilarante. Semplicemente tragicomica. Quindi, paradossalmente, a suo modo questo romanzo è geniale. Verso le fase finale capirete il perchè. Si tratta di un susseguirsi di eventi pazzeschi, conditi da un forte ascendente da parte dei social. Potrebbe essere letta in una chiave più critica, mettendola su questo piano: un sunto, un groviglio di elementi caratterizzanti l’adolescenza, portati però all’estremo, intesi in maniera negativa. Fanclub, boyband, social, tutto quello che fa parte dell’adolescenza letti in una chiave meramente pessimista. Probabilmente è per questo motivo che è stata definita come una commedia nera. E non solo: il New York Daily News ha eletto questo Young Adult come il più intelligente dell’anno. E, in un modo tutto suo, quasi inconcepibile e incomprensibile lo è.
Questo romanzo va capito, studiato, letto in maniera critica, attenta. Bisogna leggere tra le righe e scavare a fondo per cogliere quel barlume di ragione. All’inizio vi apparirà un fiasco, e per me in effetti lo è stato. Mettiamola su questo piano: deve essere letto da critico e non da lettore. Comunque un concetto troppo contorto e complesso per essere esplicato teoricamente, quindi vi inviterei a leggerlo solo per farvi un’idea pratica.

Nonostante riconosca l’intelligenza di questo romanzo che però viene recepita solo con l’irrefrenabile scorrere dei fatti, non riesco a dare più di due stelline. Lo stile è molto semplice, un po’ sconclusionato, ma riflette particolarmente la storia, quindi c’è poco da recriminare all’autrice. In quanto al contenuto è altamente soggettivo e opinabile, è una storia arguta, astuta, curiosa, ma non rientra nei miei gusti. Forse una ragazza che subisce di più il fascino del thriller e del contorto darebbe giudizi e pareri più esaustivi e soddisfacenti dei miei.
Al momento resto ferma della mia idea: per cogliere l’essenza di questo romanzo devi essere una lettrice aperta e perspicace, altrimenti è un caos assurdo. Ad ogni modo, nonostante la noia, verso la fase finale mi ha illuminato non poco. Mi ha stupita abbastanza, nonostante le cattive premesse e gli enormi dubbi. Ogni tanto mi sforzo di essere oggettiva!

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Un abbraccio, Alessia D.

Un romanzo definito come un'esilarante commedia nera sulle fandom più accanite, una finestra che permette di affacciarsi sul mondo dell'adolescenza, quella fatta di idoli, di manie, di fanatismi e di amori impossibili. Un romanzo semplicemente spiazzante come lo sono stati i quindici anni di tutti noi.

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